Monza 1922 / Nizza - Francia 1981

Essere.
Fondersi nell’armonia universale.

Sentirsi fluire dentro l’energia del cosmo.
Essere parte minima del tutto. Oltre il limite dell’umano, oltre il limite dei sensi per percepire l’eternità.

Antonio Maria Pivetta

Osvaldo Pivetta - L'Artista
Osvaldo Pivetta Artista - Pittore e Scultore
L'Atelier di Osvaldo Pivetta Artista - Pittore e Scultore

Sia che Osvaldo Pivetta dipinga o scolpisca, la sua creatività si fissa, si sviluppa e si schiude allo stesso diapason di umana realtà e il suo lessico artistico è pressoché lo stesso nella sua eloquenza.

André Verdet

Scultura di Osvaldo Pivetta
la scultura

I visi, ascensionali, sono racchiusi in una forma scultorea

non figurativa in sé, e questi visi creano una felice tensione tra l'estrazione dell'apparenza esteriore e la rappresentazione interiore; trovano, dunque, in questo rapporto d'opposizione la loro originalità plastica.

André Verdet

Critica
Gallery

Quattordici opere, un unico linguaggio

Saggio antologico cronologico

Anni '40 - '50

03 opere
Opera di Osvaldo Pivetta del 1945
Opera di Osvaldo Pivetta del 1947
Opera di Osvaldo Pivetta del 1955

Anni '60

03 opere
Opera di Osvaldo Pivetta del 1960
Opera di Osvaldo Pivetta del 1960
Opera di Osvaldo Pivetta del 1963

Anni '60 - '70

03 opere
Opera di Osvaldo Pivetta del 1963
Opera di Osvaldo Pivetta del 1970
Opera di Osvaldo Pivetta del 1972

Anni '70

03 opere
Opera di Osvaldo Pivetta del 1972
Opera di Osvaldo Pivetta del 1973
Opera di Osvaldo Pivetta del 1976

Anni '80

02 opere
Opera di Osvaldo Pivetta del 1980
Scultura di Osvaldo Pivetta
Autobiografia

È da ragazzo che dipingo. Per me vita e pittura sono state sempre un unico impasto. Ogni azione, ogni pensiero di ieri e di oggi è per l'arte.

A quattordici anni avevo già un abbaino-studio; lì e in campagna passai la mia gioventù a dipingere albe e tramonti d'estate e d'inverno. Il mio interesse fu soprattutto rivolto verso l'uomo e il paesaggio; anche col passar degli anni e col mutare delle ricerche, rimase. La mia vita finora è stata piuttosto piana, senza grandi colpi di scena. Povero, dovevo sopravvivere e mi dedicai a diversi mestieri; poi venne adagio adagio un po' di sereno ed ebbi più possibilità verso la pittura. I miei temi di gioventù erano i drammi umani della povera gente, i paesaggi bui con le luci della sera o rotti dalle luci violente dei temporali. Molti cieli grigio cupo dominavano il quadro, colori bituminosi la terra. Poi, notando che tutto usciva sempre bene, mi attaccai ad altre ricerche. Prova e riprova, nel '59 giunsi all'informale. Mostre e successo mi arrisero, ma tre anni dopo eccomi ancora scontento. La maggiore conoscenza personale, il confronto con quanto altri operavano mi spinsero a cercare una chiarezza di segno tale da pormi su un piano più costruttivo e meno denunciatario. Mosso soprattutto da una fede in Dio, ricercai una figurazione che l'amalgamasse al tutto, convinto com'ero che l'uomo e la sua forma stanno ad altre forme. L'uomo visto tanto da vicino da entrarci dentro, da farlo diventare cosmo nel cosmo. Per far questo occorreva un colore appropriato. E furono gli azzurri, i viola, i gialli, i neri, i bianchi divenuti forme di luce a creare l'unicità e il ritmo. I temi e i racconti sono quelli dell'uomo di sempre, slegati dalle contingenze esistenziali costruttive e se mai risolvibili con altre azioni. Ritrovarci uomini al di là dei consumi, dei comodi e degli arrivismi è l'anelito che sta prendendo forma e che soprattutto nei giovani è profondamente sentito. Questo è fede nella vita, nel valore di quello che siamo, di coscienza e di amore.

Osvaldo Pivetta

Esposizioni

Nazionali ed Internazionali

  • 1947- Milano, Galleria Gavioli
  • 1952- Monza, Arengario
  • 1955- Cremona, Galleria Leonardo da Vinci
  • 1958- Milano, Circolo Culturale Boito
  • 1958- Novara, Galleria la Cruna
  • 1958- Albissola, Circolo Artisti
  • 1959- Brescia, Galleria del Libro
  • 1959- Prato, Galleria Ballerini
  • 1959- Milano, Salone Annunciata
  • 1960- Forte dei Marmi, Galleria Internazionale
  • 1960- Stoccarda, Galleria Senatore
  • 1961- Roma, Galleria del Triangolo - Archivio Storico Istituto Luce - (Video)
  • 1961- Lucca, Galleria la Pantera
  • 1961- Monaco, Galleria Hessler
  • 1962- Alessandria, Galleria la Maggiolina
  • 1962- Carrara, Galleria la Ruota
  • 1962- Ferrara, Galleria
  • 1968- New York, Hammer Gallery
  • 1968- Milano, Galleria Il Castello
  • 1969- Tortona, Cenacolo
  • 1970- Genova, Galleria Amaltea
  • 1970- Lecco, Museo Civico
  • 1970- Cremona, Il Poliedro
  • 1970- Novara, Galleria la Cruna
  • 1970- Pesaro, Galleria d'Arte Il Cigno
  • 1970- Sanremo, Galleria Matuzia
  • 1970- Varese, Galleria Ilaria
  • 1970- Napoli, Centro A.V.
  • 1970- Foggia, Galleria dell'Artista
  • 1971- Rovereto, Galleria Delfino
  • 1971- Genova, Galleria Barrel
  • 1971- Crema, Galleria Graffito
  • 1971- Vicenza, Galleria Salotto
  • 1972- Milano, Galleria d’Arte De Rosa
  • 1972- Seregno, Galleria Sant'Elena
  • 1972- Parigi, Galerie Jaubert
  • 1972- Nizza, Galerie du Congrés
  • 1973- Milano, Galleria Milan Art Center
  • 1974– Biella, Galleria L’Impronta - Archivio Storico Istituto Luce - (Video)
  • 1974- London, Lhemans Gallery
  • 1974- Luchon, Galerie d’Art Carlos
  • 1974- Amburg, Kunst Museum
  • 1975- New York, Columbia University
  • 1976- Toulouse, Galerie d’Art Carlos
  • 1977- Chiasso, Galleria d’Arte Guglielmo Tell
  • 2006- Roma, Palazzo Barberini - Antologica
  • 2009- Campione d’Italia, Salons des Arts - Casinò Municipale di Campione
Critica

André Verdet

Osvaldo Pivetta pittore, Osvaldo Pivetta scultore: un solo uomo, un solo artista. Possiamo preferire il pittore o lo scultore, li possiamo confondere nella stessa ammirazione, nella stessa critica. Un fatto però è certo: Osvaldo Pivetta non può lasciare indifferenti poiché il dualismo che si riscontra nella sua attività artistica è radicato su basi di emotività umana dove la sensibilità si eleva a delle altezze morali così salde che le forme, i ritmi generati finiscono per sclerotizzarsi in un archetipo plastico inconfutabile nella sua veracità. A mio avviso, questo archetipo ha più forza, più personalità, in una parola, è più tangibile nell'opera scultorea che nell'opera pittorica. Sia che Osvaldo Pivetta dipinga o scolpisca, la sua creatività si fissa, si sviluppa e si schiude allo stesso diapason di umana realtà e il suo lessico artistico è pressoché lo stesso nella sua eloquenza. La pittura e la scultura di Osvaldo Pivetta, seppur con qualche differenza, ciò è da evidenziare, non temono di affermarsi, secondo i propri mezzi espressivi, nella ricerca della verità-vitalità, con un linguaggio che talvolta non disdegna l'oratoria, proprio come un sermone. Accade, dunque, che nei dipinti questo linguaggio raggiunge l'allegoria, l'esercizio di un certo sforzo di stile metaforico dove le forme ed i colori si "esorcizzano" in una tradizione cara alla pittura figurativa italiana. Sia lo stile del pittore che dello scultore è singolare; uno stile sempre presente nelle forme, nei ritmi e nei colori che cercano di raggiungere il momento vitale delle cose generate nel processo creatore. In Osvaldo Pivetta scultore, l'espressione creativa s'impone concisamente, con più rigore e vigore, con più invenzione nella composizione e nella forma. Nella scultura, ancora, si scopre con più chiarezza lo slancio del suo lirismo, la sua libertà ritmica, la maestria dei suoi mezzi espressivi, la sua fermezza nel trattenere l'immagine. I visi, ascensionali, sono racchiusi in una forma scultorea non figurativa in sé, e questi visi creano una felice tensione tra l'estrazione dell'apparenza esteriore e la rappresentazione interiore; trovano, dunque, in questo rapporto d'opposizione la loro originalità plastica. Visi, corpi, contemporaneamente vicini e lontani, presenti e simbolici, si collocano nello spazio di una vita umana e si volgono verso ciò che forse sarà una vita ideale. Sì, volti segnati d'ombre e di luci, di gioia e di dramma che cercano sempre più di imprimersi nel tempo.




Alberto Moioli

Nasce l'Archivio Osvaldo Pivetta. La memoria di un pittore che cercava la luce
Osvaldo Pivetta non tutti lo conoscono, eppure la sua è una di quelle storie che affascinano e che vale la pena raccontare. Lui è stato uno di quegli artisti che in vita hanno esposto a New York e ad Amburgo, che hanno ricevuto l'attenzione di critici autorevoli, che hanno lasciato opere nei musei civici della loro città, eppure rischiano di scivolare nell'oblio per il solo fatto di essere scomparsi troppo presto, lontano da casa, senza che nessuno si prendesse il compito di custodire il filo della loro vita creativa. Osvaldo Pivetta era uno di questi. Oggi, per volontà degli eredi, quel filo è stato raccolto e possiamo finalmente annunciare che l’Archivio Osvaldo Pivetta è finalmente nato. L’archivio è uno strumento di memoria e di ricerca dedicato a un pittore che ha attraversato il Novecento con una sensibilità rara, portando dentro di sé la tensione profonda verso qualcosa che lui stesso seppe definire con parole che sembrano quasi una preghiera: essere. Fondersi nell'armonia universale. Sentirsi fluire dentro l'energia del cosmo.
Un monzese a Nizza, passando per il mondo
Osvaldo Pivetta nasce a Monza il 4 agosto 1922. Si forma in una città e in un'epoca straordinariamente fertili per l'arte; consegue il diploma nel 1940 all'Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, la scuola d'arte e design che aveva sede nella Villa Reale, uno di quei luoghi dove la bellezza dell'architettura sembra nutrire la mente degli studenti anche solo per il fatto di abitarla ogni giorno. Il suo maestro è Pio Semeghini, pittore di rango, figura cardine del Novecento italiano. Da lui Pivetta eredita il rispetto per la forma e per la luce, ma poi, come accade sempre ai grandi, trova la propria strada. Dopo la guerra, dopo la contestazione, si avvicina all'informale, quella stagione in cui l'arte europea si liberava del peso della rappresentazione per inseguire il gesto, l'energia, la materia pura. Poi approda alla neo-figurazione, un ritorno all'immagine che non è però regressione, ma conquista: la figura come strumento per raggiungere, finalmente, la purezza della luce.
Una carriera europea, con radici lombarde
Il percorso espositivo di Pivetta è quello di un artista che non si accontenta. Espone alla Galleria dei Bossi di Milano nel 1958, in una mostra curata da Mastrolonardo e Monteverdi. Va a Roma, alla galleria Il Triangolo, nel 1961. Poi Biella, poi – e questo è un salto significativo – nel 1975 a New York, alla Casa Italiana della Columbia University, non una galleria qualunque, ma uno dei luoghi di riferimento per l'arte italiana nel mondo. Negli anni Settanta la sua presenza internazionale si consolida: espone alla Galerie Jaubert e alla Galerie du Congrès, alla Lhemans Gallery di Londra, al Kunst Museum di Amburgo, alla Galerie d'Art Carlos di Tolosa. Sono anni in cui Pivetta costruisce la sua identità di artista europeo, senza mai dimenticare la Lombardia da cui viene. Di lui scrivono critici che contano: André Verdet, poeta e amico di Picasso, Braque, Matisse; Leonardo Borgese, storica firma del Corriere della Sera per le arti; Flaminio Gualdoni, uno dei più acuti osservatori dell'arte italiana del secondo Novecento. Non sono nomi casuali. Sono nomi che raccontano la sua statura di artista.
La morte a Nizza, in Francia e il rischio dell'oblio
Osvaldo Pivetta muore a Nizza; dietro di sé lascia una ricerca pittorica che ha toccato la materia, il gesto e la figura senza mai perdere di vista quella tensione verso il trascendente che attraversa tutta la sua opera. Lascia anche, come spesso accade, un archivio da ricostruire, un nome che rischia di restare confinato a qualche voce enciclopedica e a pochi cataloghi ingialliti. Il Treno dell'Arte di Trenitalia, nel 2006 e nel 2007, lo aveva citato nelle 28 stazioni italiane del suo percorso: un riconoscimento postumo, discreto, quasi un gesto di riparazione.
L'Archivio come atto d'amore e di cultura
La costituzione dell'Archivio Osvaldo Pivetta è quindi molto più di un adempimento burocratico, è un atto di responsabilità culturale. È la scelta di una famiglia di non lasciare che il lavoro di una vita svanisca nell'indifferenza del tempo. Gli archivi dedicati agli artisti sono strumenti preziosi e spesso sottovalutati. Permettono agli studiosi di ricostruire percorsi, di contestualizzare opere, di ritrovare fili interrotti. Permettono al pubblico, a chi ancora non conosce quell'artista, di avvicinarsi a lui con gli strumenti giusti. Permettono, soprattutto, che una voce autentica non venga cancellata. La voce di Osvaldo Pivetta merita di continuare a mostrarsi, e quella tensione verso la luce, quel desiderio di sciogliersi nell'armonia del tutto, hanno qualcosa di universale che non appartiene solo agli anni in cui furono dipinti, ma a ogni momento in cui qualcuno si ferma davanti a un'opera e sente che c'è qualcosa di più grande di lui. Benvenuto, Archivio Pivetta.

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